
Anche se non ce ne rendiamo conto, la nostra esistenza è costellata di simboli!
La definizione enciclopedica di simbolo, cita: “Oggetto atto a suscitare nella mente un’idea o un significato diversi da quelli corrispondenti al suo immediato aspetto sensibile”. Sicuramente vero ma, a mio parere, fuorviante rispetto a ciò che realmente è un simbolo. Anche un cartello stradale – a questa stregua – può essere considerato un simbolo ma, a mio parere, esso è semplicemente un segno, cioè qualcosa che ci indica ciò che dobbiamo fare.
Ecco… qui sta la differenza sostanziale: il segno ha a che fare con l’indicare, il simbolo con il sentire.
Il significato del simbolo non viene mai “deciso a tavolino”, ma cresce con l’uomo, con la sua storia, in senso lato, sia come genere umano che singolo individuo: pensiamo ai simboli religiosi, politici, al simbolismo nell’arte, alle raffigurazioni alchemiche, traboccanti di simbologie; oppure a ciò che costituisce simbolo nella nostra storia personale: il dono di una persona cara, un oggetto legato alla nostra infanzia o ad un evento particolare.
Proprio il fatto di essere legato al sentimento, fa sì che il significato del simbolo possa mutare nel tempo e ribaltarsi totalmente da positivo in negativo e viceversa: il simbolo è enantidromico. Consideriamo banalmente il piano personale: il dono di una persona cara, simbolo del nostro reciproco affetto, muterà totalmente significato con il mutare – in senso negativo – del nostro sentimento.
Il simbolo è, quindi, dinamico e ciò rende il suo studio ancor più affascinante: ricercarne il significato originale per risalire, nella storia, a quello attuale, è un cammino che mi gratifica sempre moltissimo.
Per questo mi dedico da tempo allo studio dei simboli, ricercandoli, soprattutto, laddove sono meno evidenti.



